L’AGCM accerta il cartello delle compagnie petrolifere sul prezzo del biocarburante in Italia: al via le azioni di risarcimento
Con il provvedimento n. 31673 del 23 settembre 2025, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha accertato l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza tra Eni, Esso, Q8, Tamoil, Saras e IP, applicando una sanzione complessiva per oltre 936 milioni di euro.
Si tratta di un’infrazione particolarmente grave delle norme sulla libera concorrenza, dal momento che il cartello ha interessato ben il 90% del mercato nazionale dei carburanti immessi in consumo.
Secondo gli accertamenti dell’AGCM, l’intesa ha avuto ad oggetto il coordinamento degli aumenti della cosiddetta “componente bio” del prezzo del carburante per autotrazione, protraendosi per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 30 giugno 2023.
Nello specifico, ai sensi dell’articolo 2 quater del D.L. n. 2 del 10 gennaio 2006, i soggetti che immettono in consumo benzina e gasolio non rinnovabili sono tenuti ad immettere un quantitativo minimo di biocarburanti provenienti da fonti vegetali, biomasse o olii di riciclo, il cui costo incide direttamente sul prezzo finale del carburante.
Tale obbligo è espresso in una determinata percentuale del totale del carburante commercializzato, che è aumentata progressivamente nel corso del tempo, passando in particolare dall’8% al 9% alla presunta data iniziale del cartello per poi raggiungere il 10% nel 2023. Secondo l’AGCM, le imprese coinvolte avrebbero non solo riversato il costo derivante da tali aumenti sui loro clienti, ma anche costruito un’intesa per ottenere un ulteriore incremento dei margini di guadagno.
Sulla base dei dati raccolti, infatti, l’Autorità ha rilevato un incremento del valore della componente bio da circa 0,026 euro/litro nel 2020 a circa 0,058 euro/litro nel 2023, con effetti diretti sui prezzi praticati ai clienti a valle sia del mercato c.d. “di rete” (ad es. impianti di distribuzione su strada) che del mercato c.d. “extra-rete” (ad. es. impianti di stoccaggio, imprese attive nel settore dei trasporti e della grande distribuzione).
Si tratta di un accertamento di grande rilievo soprattutto per il settore dell’autotrasporto e per tutte le fasce di mercato in cui il costo del carburante costituisce una delle principali voci di spesa. Di fatto, i riscontri dell’AGCM permettono di concludere che le imprese hanno subito un ingiustificato sovrapprezzo, che ha eroso indebitamente le loro marginalità. La decisione dell’AGCM non è, tuttavia, definitiva, in quanto tutte le compagnie petrolifere sanzionate la hanno impugnata innanzi al TAR Lazio.
A fronte delle numerose iniziative in circolazione che promuovono azioni risarcitorie relative a questo cartello, è importante chiarire a tutela degli interessati che qualsiasi azione risarcitoria profittevole potrà essere promossa soltanto una volta che il provvedimento dell’AGCM sarà divenuto definitivo. Sarà quindi necessario attendere l’esito dei giudizi di impugnazione che ad oggi pendono davanti ai giudici amministrativi.
In attesa della definizione di un solido quadro giuridico, ALI, con il supporto dei suoi legali, ha avviato una campagna per raccogliere le domande di risarcimento del sovrapprezzo indebitamente pagato.
Le imprese interessate potranno partecipare alla nostra campagna di preadesioni, in modo da ottenere una priorità nella presentazione della domanda in giudizio, una volta che i tempi saranno maturi.
A tale scopo, è essenziale già da ora raccogliere tutta la documentazione rilevante sull’acquisto di carburante durante il periodo del cartello, in modo da quantificare l’ammontare del danno per ciascun soggetto aderente all’iniziativa.
Per ulteriori informazioni in merito alla possibilità di agire per ottenere il risarcimento del danno Vi invitiamo a scriverci a info@alinvestment.it.
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